Pompini indimenticabili e fica calda di mia cognata Fausta

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Mia cognata Fausta

Quando mi sposai con Luisa, sua sorella Fausta era poco più di una bambina. Non ebbi il tempo di conoscerla che il mio lavoro mi portò fuori dall’Italia dove mi venne offerto un posto più che redditizio. Così, freschi di matrimonio, partimmo per il Sud America con l’intenzione di risparmiare una discreta cifra che ci avrebbe permesso di rientrare in Patria e di sistemarci definitivamente dopo aver acquistato la casa dei nostri sogni.
Eravamo allora, una coppia giovane e ben affiatata e la vita che avevamo deciso di intraprendere, ci stava regalando quello che desideravamo.
Passarono dieci anni dal giorno che partimmo e per certi versi, furono così rapidi quasi da non accorgersene.
Avevamo realizzato le nostre aspettative avendo saggiamente investito i nostri risparmi e l’idea di ritornare in Italia si materializzò.
Durante quei dieci anni eravamo tornati quattro volte ma sempre per delle brevi vacanze e i contatti con gli amici si erano liquefatti con il tempo.
Luisa si manteneva in contatto con la sua famiglia attraverso le chat dal pc mentre io non avevo più nessuno da salutare.
Mia cognata Fausta si propose di ospitarci a casa sua dal momento che viveva sola avendo raggiunto la sua indipendenza e così fu concertato.
Al nostro arrivo ci venne a prendere in aeroporto e fu una sorpresa per me che la ricordavo ancora come ragazzina piena di brufoli. Si era trasformata in una splendida giovane donna che sapeva di emanare una sensualità fuori dal comune e si vedeva che le piaceva.

Mi abbracciò calorosamente e non potei fare a meno di abbassare lo sguardo sull’attaccatura del suo seno provando uno strano brivido.
Nel mio menage, il rapporto con Luisa era arrivato a un punto dove pur facendo l’amore, non avvertivo più il desiderio ricco di passione dei primi anni e quello che doveva essere un momento di eccitazione si era tramutato in una consuetudine a volte anche noiosa.
Ora, stretto tra le braccia di mia cognata, sentivo rinascere dentro quel desiderio in modo imperioso, tanto che mi resi conto che il mio uccello si stava indurendo.
Con un che di imbarazzo e nella speranza che Fausta non se ne fosse accorta, mi staccai da lei cercando di riprendere una parvenza di normalità.
Giunti a casa sua, mia moglie stanca di un volo durato parecchie ore e accusando il jet lag, si scusò con tutti chiedendo di raggiungere il letto per riposare lasciandomi praticamente solo con la bella cognata.

Quella calda bocca e quella fica bagnata di voglia

fausta fa i pompini al cognatoSeduti sul grande divano guardavo mia cognata come se fosse la prima volta e vedevo una giovane donna dai lunghi capelli corvini raccolti a coda di cavallo che mi osservava con grandi occhi neri mentre labbra disegnate dalla perfezione mi sorridevano. Aveva un corpo veramente perfetto con un sedere alto e sodo e due tette che avrebbero risuscitato un defunto.
“Cosa vuoi fare?” chiese in modo provocante “Mia sorella è già addormentata e so che ha il sonno pesante”.
Non avevo una risposta pronta e mentre stavo rimuginando qualcosa da dirle, Fausta si sbottonò la camicetta mettendo a nudo un petto dove grandi aureole scure incorniciavano capezzoli già dritti come fusi.
“Sai che ti ho sempre voluto scopare anche quando ero piccola?” aggiunse raggiungendomi e inginocchiandosi davanti alle mie gambe.
Senza dire altro la sua mano corse verso la patta dei miei pantaloni per abbassare la zip e per accarezzare il mio uccello che stava divenendo nuovamente duro.
“Uhm…che bel cazzo hai cognatino…” e, tirandolo fuori dai boxer, lo fece sparire dentro la sua calda bocca. Iniziò a spompinarmi con mestiere, facendo roteare la sua lingua lungo tutta la circonferenza della mia cappella dando ogni tanto, dei col pettini proprio sulla cima prima di riprendere a succhiare golosamente.
Non dovetti attendere tanto prima di esplodere il mio piacere dentro la sua bocca che, anziché farlo tracimare fuori, lo inghiottì con cupidigia continuando a succhiarmelo come una idrovora per mantenere alta la mia eccitazione.
Una volta accertato il successo della sua impresa, senza sfilarsi le mutandine ma solamente scostandole di lato, si impalò su di me incominciando a cavalcarmi in modo furioso.
Sentivo che aveva una fica ancora stretta e bagnata dal desiderio e lasciai a lei l’iniziativa di quella poderosa scopata che stavamo consumando.
Esplosi dentro di lei svuotandomi del mio piacere ma non della mia voglia tanto che l’alzai con forza e la misi a pecorina sul bordo del divano. Sputai sopra il suo culetto duro e allargai le sue chiappe posando la cappella proprio all’inizio dell’orifizio. Con dei colpi ben assestati, entrai in lei e mentre proseguivo nella penetrazione, sentivo i muscoli dello sfintere aprirsi al mio passaggio. Con la giusta violenza la presi dietro aiutandomi con le mani cinte sui suoi fianchi che tiravo verso di me per penetrarla il più possibile mentre Fausta gemeva dal piacere.
Esplosi per la terza volta saziando il mio desiderio. Avevo trovato una perfetta amante disponibile: quella troia di mia cognata.

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